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Energia dal cioccolato, ma anche dal formaggio, dalle merendine scadute, dai crauti, dalle patate fritte e non solo. Ecco la nuova vita degli scarti alimentari: finora destinati solo in minima parte al foraggio animale e per lo più al macero, stanno aiutando sempre più le aziende a ridurre gli sprechi di lavorazione e risparmiare sull’energia. Tutto grazie agli impianti di biocarburanti di seconda generazione, che si alimentano senza andare a prendere ingredienti della dieta umana o animale. La biomassa, se ben sfruttata, nel 2030 potrebbe infatti arrivare a rappresentare il 60% del consumo di energie rinnovabili, coprendo il 20% del consumo energetico complessivo della Terra. Il dato emerge dal rapporto 2014 dell’Agenzia internazionale dell’energia rinnovabile, un’organizzazione intergovernativa che supporta i suoi membri – 133 Stati più l’Unione europea – nella transizione alle rinnovabili. In base al report, il 40% della biomassa potrebbe essere costituito da rifiuti e scarti agricoli, risorse che non intaccano la produzione alimentare, mentre il 30% verrebbe da prodotti forestali sostenibili, evitando quindi la deforestazione.
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